Storia e filosofia

Visione, ancorata nel tempo.

Testimone del profondo legame con il territorio, la nostra impresa affonda le sue radici nell’agricoltura e nell’allevamento sin dagli inizi del Novecento, integrando la viticoltura dagli anni Cinquanta.

Il nostro percorso di valorizzazione dei terroir autoctoni, unito a una visione moderna dei saperi tradizionali, ha portato alla creazione di una nuova Cantina nel 2018.

La Storia Cantine Caleffi

Una visione nata dalla volontà di lasciare una traccia all’interno del mondo vitivinicolo perseguendo un nuovo modello di business che coniughi i principi dell’ agricoltura sostenibile con un’innovativa wine hospitality.

È un onore essere custodi delle nostre radici, fondamenta dei valori che ci guidano in ogni fase del nostro lavoro: eccellenza operativa e creazione di valore con gli stakeholder della nostra comunità.

L’arte della vinificazione. Elevata nella sua essenza.

” Incastonata in una lingua di terra tra le province di Mantova e Cremona, tra i nuclei architettonici rinascimentali patrimonio dell’Unesco delle terre dei Gonzaga, Cantina Caleffi eleva con stile, purezza espressiva e una filosofia produttiva biodinamica un terroir unico”

Forbes

”La vasta pianura, che dalle pendici delle Alpi colla direzione da levante a ponente stendesi fino a quelle dell’Appennino, doveva essere ne’ remoti tempi assai più depressa di quello che apparisce al presente. […] Fino dai tempi della Repubblica Romana le regioni poste sulla destra dell’Eridano, erano da vaste paludi occupate, come lo attesta Strabone, scrivendo:

« Una gran parte (di quel paese) interposta al Po era dominata de paludi, per le quali a sommo stento potè Annibale aprirsi il varco alla Toscana. Del resto Scauro col dedurre alcune fosse dal Po fino all’Agro parmense a comodo della navigazione, liberò que’ campi dalle paludi. […]. »

Dee apparire come fatto certissimo che il vasto piano di quelle Regone formava altra volta l’antico letto di quel fiume […].Sullo stato palustre in cui ne remoti tempi giaceva il vasto triangolare catino tra il Po ed Oglio convengono pure nella mia opinione il chiar. sig. Canon. Prevosto Giancarlo conte Tiraboschi ed il da lui citato dotto sig. Arciprete D. Luigi Mainoldi: il primo dei quali, parlando di Spineta, ne suppone sensatamente l’origine nel modo seguente:

« È vero che più anticamente ancora doveva essere una cosa da poco, vale a dire un aggregato di alcuni casolari, nei quali si raccoglievano que’ pochi villani che da principio concorsero a coltivare quel terreno, ad asciugarlo e difenderlo dalle acque, che ora vediam raccolte nel piccolo fiumicello vicino, detto il Canale, e che allora disperse ed irregolari scorrevano a scaricarsi nell’ Oglio, ed a nettarlo da que’ cespugli e spineti, che vi dovevano essere in abbondanza, onde probabilmente sortì questo luogo il nome di « Spineta. »”

 Memoria Storico-critica dell’abate Giovanni Romani, 1828

Dall’ eccezionale estratto della memoria storica dell’abate Giovanni Romani troviamo la genesi delle condizioni pedoclimatiche dei nostri terreni, situati nel territorio denominato ”Le regone”, nel cuore della Pianura Padana.  Abbiamo così memoria di come nel corso dei secoli questi antichi terreni di origine alluvionale si siano trasformati in meravigliosi terreni fertili che oggi ospitano il cru dei nostri vigneti.

Il terroir nel quale risiedono è caratterizzato da una composizione scheletrica del terreno che favorisce un percolamento dell’acqua graduale e uniforme, garantendo alle viti un apporto idrico ideale. Questo aspetto, unito alla presenza di una falda acquifera generosa, fornisce una riserva idrica essenziale per il benessere delle piante.

La combinazione di un’elevata acidità, un apporto significativo di sostanze organiche e la varietà di leguminose azoto-fissatrici offre una ricca disponibilità nutritiva di oligoelementi, conferendo un’eccezionale vitalità alla pianta ed un profilo distintivo ai nostri mosti. Il microclima umido, unito alla componente argillosa del terreno, assicura una regolare idratazione delle viti, favorendo lo sviluppo uniforme e la maturazione ideale dei grappoli.

Il nostro impegno per l’eccellenza e la sostenibilità nel trattamento dei nostri terreni si sostanzia inoltre in un un approccio architettonico dei nostri vigneti volto ad ottimizzare la circolazione dell’aria e a diminuire la  persistenza dell’umidità ai minimi termini. Questa tecnica, caratterizzata da un sesto d’impianto sull’interfila e una distanza inteplantare significativa, crea un ambiente che riduce al minimo il rischio di malattie fungine.

L’adozione inoltre di un inerbimento significativo non solo preserva la struttura del suolo, ma favorisce la biodiversità e la presenza di insetti utili, elementi fondamentali per un ecosistema viticolo equilibrato. Per il controllo degli insetti dannosi, impieghiamo sofisticate trappole a feromoni e centraline meteorologiche per monitorare costantemente le condizioni ambientali, consentendo una viticoltura di precisione. L’ utilizzo dei paradigmi e delle tecnologie dell’Agriculture 4.0 ha portato inoltre ad una significativa riduzione dell’uso di trattamenti fitosanitari, dimostrando come il compendio tra antichi e nuovi saperi sia volto ad un’agricoltura responsabile e orientata al futuro.

La nostra filosofia si concentra sulla cura dei dettagli in ogni fase del ciclo di vita della pianta. Adottiamo la potatura verde delle viti, un metodo meticoloso che consente di concentrare l’energia sui grappoli migliori, garantendo una resa ottimale e una qualità superiore. Questa attenzione ai dettagli continua durante la vendemmia, dove la raccolta e la selezione dei grappoli avvengono manualmente, garantendo la massima integrità delle uve.

Una volta raccolte, quest’ultime vengono trasportate in breve tempo in cantina, dove vengono lavorate entro poche ore. Questa tempestività riduce l’ossidazione e la fermentazione precoce, minimizzando l’uso di solfiti e preservando la freschezza e la purezza dei nostri vini. Durante la fase di fermentazione, optiamo per l’uso di tini di legno naturale anziché vasche termorifrigerate, creando un ambiente controllato che ottimizzi il processo senza compromettere l’autenticità delle nostre uve.

”Il vino è il canto della terra verso il cielo”

Luigi Veronelli

Le nostre sale di affinamento sono state progettate affinché i parametri di temperatura, umidità e ventilazione consentano ai lieviti indigeni dei nostri vini di sviluppare il loro percorso in condizioni ideali. Una delle caratteristiche distintive è l’impiego di pavimenti flottanti, realizzati per isolare il processo di affinamento dai fattori esterni che potrebbero influenzare la qualità del prodotto finale.

Sistemi di raffreddamento e riscaldamento di precisione sono integrati nelle pareti laterali e nei soffitti, garantendo una temperatura costante e omogenea durante tutto l’anno. Questo monitoraggio termico crea l’ambiente ideale per lo sviluppo dei vini, preservando la freschezza e la complessità aromatica.

Il controllo dell’umidità è realizzato mediante un sistema di evaporazione naturale, costituito da un pozzo rivestito da fibre di cocco, creato affinché la superficie della falda acquifera resti a contatto con il vespaio di pietre di fiume dalle quali è ricoperto. Questo consente di veicolare l’umidità e di far mantenere una dilatazione ideale ai nostri tappi in sughero di Sardegna, conservandone in modo eccellente le loro proprietà.

Un compendio di dettagli, princìpi e scelte strutturali che costituiscono il nostro impegno tangibile verso l’eccellenza.

Questo per noi significa esser custodi dell’Arte della Vinificazione. Elevandola nella sua Essenza.

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